Le aziende familiari (Family Business) sono da sempre una realtà importante all’interno delle PMI italiane, dato che nel nostro paese rappresentano circa il 90% del numero totale delle imprese. A questo si aggiunge poi che nell’ecosistema delle famiglie imprenditoriali, ben 7 su 10 hanno un management che è esclusivamente espressione della famiglia, non ricomprendendo quindi manager esterni.
Una realtà imprenditoriale, quella italiana, del tutto peculiare quindi e che affonda le radici nella storia industriale del Paese, il cui “picco” di successo è stato raggiunto con lo sviluppo degli anni Sessanta e Settanta prima e con il boom economico degli anni Ottanta poi.
Ne deriva, dunque, che ben il 50% degli imprenditori di oggi ha in media più di 60 anni e che, pertanto, si pone per queste aziende la necessità di pensare a un ricambio generazionale, ovvero a un passaggio di consegne dai nonni ai nipoti.
È questo un momento particolare per le aziende a conduzione familiare visto che il “transito” da una generazione all’altra può essere la giusta occasione per un’ulteriore evoluzione della struttura aziendale ma può anche trasformarsi in una “disfatta” se non attentamente pianificato.
Stando ai dati diffusi dall’Associazione italiana delle aziende familiari (Aidaf), nei prossimi anni circa la metà degli imprenditori italiani dovranno fare i conti con il ricambio generazionale ma solo in pochi sembrano preparati a questa delicata fase.
Non è un caso, infatti, che ogni anno circa il 10% delle aziende censite da Aidaf fallisce proprio per la mancata pianificazione del passaggio generazionale o che appena il 30% di queste è in grado di rimanere operativa con la seconda generazione.
Ma non finisce qui; sempre secondo Aidaf ben il 50% delle aziende “sopravvissute” alla seconda generazione non riesce ad arrivare alla terza, il che significa che soltanto 15 nipoti su 100 sono in grado di tenere in vita l’impresa fondata dai propri nonni.
Numeri poco incoraggianti e che possono essere spiegati con cause diverse.
Cosa ostacola il passaggio di generazione nelle imprese a conduzione familiare italiane? In che modo invertire la rotta? Come trasformare il ricambio generazionale in un’opportunità di crescita? Quale ruolo riveste la digitalizzazione?

Le ragioni che non consentono alle imprese familiari italiane di cogliere le opportunità date dal ricambio generazionale sono di natura sia interna sia esterna.
In primo luogo, bisogna precisare che il “passaggio di consegne” non è un mero trasferimento di “poteri” da una generazione all’altra. Si tratta di un processo molto più profondo che riguarda la stessa struttura dell’impresa, in molti casi espressione sia della personalità che della vision dell’imprenditore.
La transizione generazionale di un’impresa familiare finisce quindi con il coinvolgere l’intera struttura aziendale poiché deve essere accompagnata anche dal trasferimento e dall’innovazione del prezioso bagaglio di esperienze e conoscenze consolidatosi nel tempo.
In quest’ottica, quindi, il primo ostacolo al ricambio generazionale è proprio rappresentato dall’incapacità di “traghettare” queste conoscenze dai genitori ai figli. Incapacità spesso dovuta alla tendenza degli imprenditori italiani di non pianificare in maniera strategica e in ottica costruttiva il processo di delega, preferendo rinviarlo nel tempo.
Alle difficoltà interne si aggiungono poi quelle derivate dalle inevitabili trasformazioni a cui il mondo dell’impresa deve sapersi adattare.
Consideriamo fenomeni contemporanei come la crescente globalizzazione, che proietta le imprese familiari in network e reti interdipendenti di aziende e organizzazioni, il cambiamento dei mercati. Oppure il mutare dei rapporti con clienti e fornitori, la nascita dell’impresa 4.0 e la digital transformation. Tutti questi sono elementi che richiedono un radicale ripensamento delle strutture aziendali oltre all’immissione nell’impresa di competenze innovative, spesso portate soltanto dalle nuove generazioni.

Proprio la digital transformation può essere “l’arma vincente” per le imprese familiari in fase di ricambio generazionale.
È quanto emerge da una ricerca condotta dal Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia (Cerif). Analizzando oltre 100 aziende familiari italiane, ha constatato che nel 28% dei casi il Senior cede la guida all’erede solo dopo che questo ha attuato un piano di trasformazione digitale dell’azienda.
In questi casi, nota il Cerif, la trasformazione è duplice. Da un lato c’è il ricambio dei vertici “di potere” e dall’altro c’è la trasformazione operativa dell’impresa, che da azienda tradizionale diventa digitale e in alcuni casi vera e propria industria 4.0.
Con un’attenta pianificazione di digital transformation, l’evoluzione per l’impresa familiare diventa quindi totale. Questo perché non si assiste al solo “ricambio” della dirigenza, ma a una vera e propria innovazione tecnologica dell’assetto aziendale.
La digitalizzazione, dunque, si rivela cruciale per la sopravvivenza e la competitività delle aziende familiari in un mondo nel quale il modo di fare impresa si è rivoluzionato, viste le innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie.
In merito al rapporto tra aziende familiari e trasformazione digitale è interessante notare due aspetti.
Da un lato è la digitalizzazione a convincere i Senior a lasciare campo libero ai Junior (il 90% dei manager intervistati dal Cerif ammette che senza la digitalizzazione non avrebbe lasciato l’azienda agli eredi) grazie a un “percorso” dinamico di ricambio generazionale. Dall’altro è sempre la digitalizzazione a sopperire ad altri due grandi problemi delle imprese familiari; l’attrazione dei nuovi talenti e la retention.
Nella ricerca Cerif, infatti, si evidenzia come sia proprio la trasformazione digitale a consentire l’ingresso in azienda di key people e manager esterni alla famiglia, la cui presenza (e relative competenze) non è invece contemplata nelle aziende che non hanno attuato la digital transformation.
Come detto, le tecnologie digitali hanno cambiato il modo di fare impresa e stanno spingendo anche le imprese familiari a un cambiamento profondo.
Tuttavia, stando ai dati diffusi da Deloitte, non tutte le imprese familiari hanno ben compreso che cosa si intende per trasformazione digitale.
Molto spesso, infatti, questa viene considerata semplicemente come una digitalizzazione dell’attuale assetto di gestione dell’impresa quando in realtà dovrebbe essere inteso come un processo più profondo.
Nello studio si sottolinea come la digitalizzazione dovrebbe portare le aziende familiari a sviluppare e adottare una strategia integrata che abbia al suo centro proprio le nuove tecnologie.
Questo approccio dovrebbe riguardare tutti gli ambiti dell’impresa, non solo quello puramente operativo, ma coinvolgere anche altri comparti come l’innovazione, la creazione di nuovi modelli e l’interazione con i clienti.
Solo in questo modo secondo Deloitte si è in grado di attuare il fondamentale passaggio da azienda tradizionale che realizza progetti digitali ad azienda digitale vera e propria.
È evidente come un processo di trasformazione così profondo e radicale possa essere realizzato soltanto con un’accurata pianificazione che, all’attuazione di una digital transformation in tutti gli ambiti aziendali, affianchi anche un’evoluzione di mentalità.
I manager delle imprese familiari, infatti, sono spesso “spaventati” dai cambiamenti indotti dai nuovi ecosistemi di business (temendo nello specifico di perdere il controllo della propria azienda). Per questo dovrebbero progressivamente adottare una mentalità più aperta e flessibile, in particolare riconoscendo i vantaggi che derivano dalle collaborazioni e dai contatti con l’esterno.
Come visto, si tratta di un processo profondo e a volte complicato che impone un totale, ma necessario, ripensamento dell’azienda.
È quindi evidente come il supporto di consulenti esterni possa essere di grande utilità nel guidare questa transizione sia sotto il profilo operativo che di mentalità.
Da un lato, infatti, è fondamentale far comprendere all’imprenditore i vantaggi e le opportunità della digitalizzazione e dell’importanza di investire nella formazione. Dall’altro, è necessario introdurre nell’azienda dei “sistemi” operativi e gestionali sempre al passo con le nuove tecnologie.
Il know-how tecnologico di Dieffetech è a tua disposizione: contattaci per progettare insieme a noi la trasformazione della tua azienda in una digital company!
Sono passati ormai sette anni da quando nel 2012 il nostro capitano Francesco Desiderio guidato dalla sua passione, idee e voglia di cambiare ha dato vita alla nostra azienda. Da quel giorno passo dopo passo, risultato dopo risultato l’azienda è crescita e l’anno appena concluso ne è la dimostrazione: un aumento del fatturato del +35% rispetto al 2018 grazie all’acquisizione di nuovi clienti ed importanti progetti conclusi con successo come l’app Genio in 21 giorni e l’app Sistema Peccioli. Si!! Siamo quelli che sono stati in grado di rendere smart anche un piccolo comune della provincia toscana. 🙂
Ma questi numeri non si raggiungono da soli. Sono infatti il frutto di un lavoro di squadra. E che squadra! Siamo il 100% in più. Ebbene sì: abbiamo raddoppiato il personale, con un arricchimento delle mansioni e l’ampliamento del reparto marketing. E non siamo disposti a fermarci qui: siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti sia nel settore ICT, che nella programmazione software. Sei pronto ad entrare nella nostra squadra?
E poi, chi ha detto che il settore tecnologico è prettamente maschile? Sicuramente non ci conosce. Il 30% del nostro team è composto da donne.
Contagiati dal nostro capitano non perdiamo la nostra voglia di imparare. Crediamo fortemente nella formazione. Per questo motivo gli investimenti, per il solo personale della Dieffetech, hanno superato i 100mila euro.
Questo ha permesso di creare un ambiente di lavoro stimolante e dinamico dove ad ogni collaboratore è permesso di crescere e raggiungere i propri obiettivi, “quello a cui tengo è che le ragazze e i ragazzi di Dieffetech – recentemente ribattezzato il Dieffeteam – siano messi nella posizione di fare quello che amano davvero.” sono le parole di Francesco Desiderio.
Ma buoni maestri hanno anche buoni allievi. Con il 2019 l’azienda ha visto uscire dalla Dieffetech Accademy 30 nuovi programmatori. Pronti ad inseguire i propri obiettivi ed essere competitivi nel mondo del lavoro. Siamo orgogliosi di loro, per aver creduto ed essersi affidati a noi.
Che cosa ci riserva il futuro? Sicuramente nuove sfide, dalle quali non ci tireremo indietro. Ma saremo pronti ad affrontarle per fornire ai nostri attuali e nuovi clienti la migliore soluzione possibile, mettendo la competenza e la professionalità che contraddistinguono la Dieffetech a loro completa disposizione.
Quindi..Stay tuned!!

Semplice. Siamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale. Dove prodotti e processi sono interconnessi grazie all’utilizzo in fabbrica dell’Internet Of Things – conosciuto anche come IOT – e alle nuove tecnologie digitali. Il tutto al fine di dar vita ad una produzione industriale assolutamente automatizzata.
Anche i “dati” giocheranno un ruolo primario grazie al Big Data Analytics, ossia la raccolta e analisi di grandi volumi di dati che permetteranno, ad esempio, di analizzare la situazione di mercato, la concorrenza o studiare le scelte della clientela al fine di fornire la migliore customer experience.
Non solo: soluzioni Cloud, Stampanti 3D, Realtà aumentata, Tecnologie affini alla robotica, dispositivi indossabili e nuove interfacce uomo/macchina, la cosiddetta Advanced Human Machine Interface (HMI).
Signori… diamo il benvenuto all’epoca 4.0!!
Se tutto sarà automatizzato, cosa accadrà all’attuale forza lavoro? La rivoluzione toccherà in maniera importante anche il mondo dell’occupazione, con la perdita di alcune mansioni e la creazione di altre del tutto nuove. Una formazione mirata sarà la chiave di svolta per consentire alle aziende ed i suoi dipendenti di rimanere competitivi.
In questo le stesse tecnologie ci vengono incontro, grazie a soluzioni software di e-learning, così da poter imparare quando ed ovunque si voglia sempre in un’ottica 4.0.
In Italia il 37% delle aziende si trova in una fase iniziale e sperimentale di trasformazione digitale o ha implementato solo dei progetti pilota. Insomma, siamo ancora indietro. Il Piano nazionale Impresa 4.0 prevede incentivi per le imprese che vogliono raccogliere la sfida della quarta rivoluzione industriale; tra i quali:
Il 2020 porterà poi nuovi vantaggi: il 25% dei nuovi finanziamenti verrà destinata all’acquisto di macchinari a basso impatto ambientale così da migliorare e favorire l’ecosostenibilità di prodotti e processi.
Per il 2020 è prevista una proroga del credito di imposta del 40% per la formazione digitale nell’ambito del Piano Impresa 4.0.
Il credito d’imposta spetta a tutte le imprese che realizzano attività di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale Impresa 4.0, come big data e analisi dei dati, cloud computing, cyber security, robotica avanzata, interfaccia uomo macchina, IOT, integrazione digitale dei processi aziendali applicate in ambiti specifici.
È auspicabile tuttavia che l’elenco delle attività di formazione ammissibili per richiedere il credito d’imposta venga aggiornato e arricchito.
Le attività di formazione possono essere organizzate e svolte (in tutto o in parte) anche in modalità “e-learning”, cioè attraverso corsi e lezioni online.
Sono ammissibili sia le attività formative direttamente organizzate dall’impresa con proprio personale sia attraverso soggetti qualificati esterni, accreditati per lo svolgimento di tali attività.
Le attività di formazione possono inoltre essere commissionate a università, pubbliche o private, e a soggetti accreditati presso i fondi interprofessionali o in possesso della certificazione di qualità in base alla disciplina europea.
Rimanere aggiornati e continuare a formare il proprio personale è assolutamente necessario.
Perché incontrarsi in pausa caffè con un robot…non è divertente 😉
Venerdì sera al The Beach a Milano si è svolta un’ennesima festa della Dieffetech. Oltre alla solita cena di Natale che facciamo ogni anno, abbiamo iniziato a festeggiare anche l’arrivo dell’estate. E’ la prima volta che organizziamo la nostra festa a Milano. L’idea era quella di avvicinarci a numerosi clienti milanesi di cui diversi hanno colto l’invito. Per i nostri collaboratori invece è stata una serata divertente al ritmo della movida della grande metropoli. Alla fine della serata è arrivata una sorpresa: la torta con il logo della Dieffetech! Guarda e commenta le foto sulla nostra pagina facebook.
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Ho da poco compiuto 20 anni. Prima di entrare in Dieffetech Academy mi sono diplomato in Informatica a Casalpusterlengo. Poi ho seguito un anno in Ingegneria Informatica ed Elettronica presso l’Università di Pavia. E’ stato un anno produttivo però i ritmi universitari mi opprimevano troppo. Proprio per questo ho deciso di buttarmi nel mondo del lavoro.
In realtà no, ho fatto solo qualche esperienza di stage legata alla scuola, ma nulla di concreto.
Durante questo percorso ho imparato numerosi linguaggi. Sono partito da HTML, ho studiato le regole principali dei CSS, dopo sono passato ad SQL. Successivamente ho seguito un percorso formativo per imparare Java e i framework Spring e Hibernate, applicandoli su dei progetti semplici. Attualmente sto continuando la mia formazione studiando Swift per poter sviluppare applicazioni iOS. In futuro, mi piacerebbe imparare Python per potermi applicare nel campo del Machine Learning, che ora come ora si sta sempre più affermando, e sono sicuro che in Dieffetech potrò dare il mio contributo anche su questo.
Sicuramente mi sono trovato bene con tutto il team di programmatori. Quando ho iniziato c’erano con me altri due ragazzi che hanno iniziato la formazione, ma già dopo un mese hanno capito che il lavoro di programmatore non faceva per loro e l’hanno abbandonata. Mi è dispiaciuto un po’ quando sono rimasto da solo a studiare, ma ho continuato e attualmente non me ne pento.
Fare il project manager forse è troppo per me… Mi piacerebbe però acquisire sempre più esperienza per applicarla nei progetti più grandi, complessi e importanti. In verità è un obiettivo importante per me e so che continuando a lavorare e a formarmi in Dieffetech posso sicuramente realizzarlo.
Suggerirei a loro di mettersi in gioco e di non arrendersi mai. Se davvero hanno il desiderio di fare questo lavoro, Dieffetech Academy è il posto giusto che fa per loro. Non c’è bisogno di alcuna competenza… basta soltanto la voglia di imparare e la passione per questo mestiere bellissimo.

Oggi c’è una grande carenza di programmatori. La richiesta è molto alta e si fa fatica a trovare bravi programmatori. Le aziende spesso prendono dei neodiplomati o neolaureati che hanno bisogno di essere formati e la formazione ha un certo costo. Negli ultimi 6 anni abbiamo formato, con risultati eccellenti, circa 20 programmatori che partivano da zero. Da lì è nata l’idea di creare Dieffetech Academy un luogo in cui formare persone disoccupate, neodiplomati, neolaureati, accomunati da una caratteristica principale: la passione per la tecnologia.
Le persone che arrivano in Dieffetech Academy fanno un percorso di programmazione di circa 6 mesi. Questo percorso prevede che le persone vengano presso la nostra sede e gli venga creato un percorso di studi ad hoc. Abbiamo 3 percorsi di studi per i nostri studenti:
Non ci sono delle lezioni frontali. Lo studio avviene in modo autonomo: ognuno riceve un computer, degli strumenti e le guide del percorso di studio assegnato. Ogni 10 giorni circa c’è l’incontro con il tutor che verifica i progressi, corregge gli errori e “raddrizza” il tiro dove c’è bisogno. È un percorso individuale ma guidato.
Ci sono due possibilità di sbocco. La prima è presso la nostra azienda, la seconda opzione è quella di andare da una delle aziende partner a lavorare. Si tratta di grandi multinazionali che cercano bravi programmatori costantemente e che hanno sposato il nostro metodo formativo. I ragazzi che vanno nelle aziende partner, continuano il training on the job e iniziano a lavorare su progetti importanti. Questa è una soluzione molto interessante per le aziende con cui collaboriamo perché, nonostante abbiano un ciclo interno di formazione, avere una società esterna che seleziona e forma le persone nei primi mesi è un grande risparmio di tempo e di soldi.
Per accedere alla nostra Academy basta la passione e la voglia di imparare. Noi ci mettiamo la nostra professionalità, il nostro tempo e risorse, ma tutto il resto dipende dalle persone. Infatti, già nei primi due mesi si vede se la persona è portata o meno. Se uno si impegna ed è bravo, tutto il percorso di formazione si può ridurre fino a tre mesi.
Non costa nulla se non tanta fatica ed entusiasmo, necessari per andare avanti. C’è un rimborso spese di min. 500€ che può variare in base alla preparazione e che può crescere già nei primi mesi.
Non siamo un’azienda che sfrutta il lavoro degli stagisti, vogliamo che le persone che rimangono con noi siano veramente felici del lavoro che fanno e abbiano uno stipendio adeguato.
Il vantaggio di scegliere la Dieffetech Academy è quello di imparare linguaggi standard. Ci sono aziende che insegnano i loro linguaggi proprietari, ma una volta usciti dai loro uffici bisogna ricominciare da zero e ci si rende conto di aver perso del tempo. Noi utilizziamo tecnologie standard di mercato, quindi laddove uno studente decida di uscire dalla nostra scuola, sicuramente trova un posto di lavoro. Un altro vantaggio è quello di lavorare con altri ragazzi molto giovani che hanno fatto lo stesso percorso e in poco tempo hanno imparato tantissimo partendo dalle basi.
Le candidature si possono mandare durante tutto l’anno tramite il form oppure scrivendo la mail a [email protected]. Oltre al curriculum è gradita una breve lettera motivazionale. Attualmente abbiamo 3 posti, che in futuro possono aumentare, vista la richiesta dei nostri partner e forte crescita della nostra azienda.
Se c’è qualche azienda interessata a ricevere i nostri programmatori, formati alla Dieffetech Academy, basta scrivere una mail a [email protected] per essere ricontattati.
Già dopo il primo mese di lavoro alla Dieffetech ho potuto constatare che l’affermazione di Francesco non era una semplice frase autocelebrativa, ma che alla base della Dieffetech ci sono veramente dei sani principi che la rendono diversa dalla concorrenza: disponibilità, affidabilità, competenza, ascolto, trasparenza… Quello che mi ha colpito di più, però, era il rapporto che Dieffetech è riuscita ad instaurare con i suoi clienti. Un rapporto di grande stima e fiducia reciproca, molto diverso dal solito rapporto fornitore-cliente dove le due parti sono ben separate e ognuna cerca il proprio vantaggio. Qui ho visto invece un tipo di collaborazione win-win in cui Francesco impegnava tutta la sua azienda per far vincere l’altra azienda come se fosse la sua. Seguendo i propri clienti, o meglio partner, passo dopo passo e realizzando soluzioni molto personalizzate secondo le esigenze di ognuno, Dieffetech è riuscita a guadagnarsi una grande stima e fiducia.

Come comunicare i valori e l’essenza di un’azienda affinché possa rafforzare la propria identità e distinguersi sul mercato? Non basta fare solo delle piccole azioni, che alcuni vendono come delle “ricette magiche”, ci vuole una vera e propria strategia di comunicazione e marketing a 360° completa di analisi, pianificazione, attuazione e monitoraggio. La brand identity è uno dei tasselli fondamentali di questa strategia, è il modo in cui ci vedono gli altri, la prima impressione che li diamo che può essere positiva o negativa. Oggi vorrei condividere con voi alcuni elementi fondamentali della strategia attraverso la quale abbiamo deciso di comunicare la nostra nuova brand identity.
Il primo tassello della nuova brand identity è sicuramente il nome e il logo. Dopo un’analisi iniziale abbiamo scoperto che il nome Dieffetech che è stato utilizzato in questi anni era usato anche da un laboratorio odontotecnico in provincia di Brescia. Per evitare la confusione c’erano 2 possibilità: cambiare completamente il nome oppure effettuare alcune piccole modifiche. Il cambio del nome è un’intervento forte che può risultare vantaggioso come catastrofico. In ogni caso va valutato attentamente anche perché non va cambiato ogni mese, comporta un grosso sforzo nella comunicazione interna ed esterna. Per questo abbiamo optato per la seconda opzione aggiungendo un punto: “dieffe.tech” che è diventato anche il nuovo dominio. Il nuovo logo ha avuto poi una sua evoluzione grazie al lavoro del nostro grafico che ha lavorato anche sul font più adatto per un’azienda tecnologica.

Come potete notare c’è una netta differenza tra il primo e l’ultimo logo molto più leggero e più adatto ad un’azienda di software. Il segno grafico riprende non solo le iniziali (df) del nome dell’azienda e del suo fondatore (Desiderio Francesco), ma può esprimere molteplici significati: lo slancio verso il futuro, la crescita, la partnership, la completezza, il sostegno, la libertà… Il compito del logo è quello di trasmettere sensazioni ed emozioni: in questo caso guardando il primo e l’ultimo logo avremo delle sensazioni molto diverse e contrastanti a partire dalle forme e dai colori.
Un altro elemento importante della nuova brand identity è la tagline. Tanti descrivono semplicemente quello che fanno e servizi che offrono, infatti anche la nostra tagline precedente recitava “Web & Mobile Solutions”. Secondo Simon Sinek, per raggiungere il cuore del cliente non basta dire cosa fai né come lo fai, ma il perché lo fai.

Non basta quindi che diciamo che facciamo dei software personalizzati e che trattiamo molto bene i nostri clienti come se fossero dei partner. La domanda primordiale che ci poniamo tutti è il “perché“? Nel nostro caso: perché facciamo dei software e altri servizi su misura? La risposta che abbiamo trovato dentro di noi è questa: realizziamo dei software personalizzati perché le persone possano decidere come gestire meglio la loro azienda, i loro processi, la loro vita, il loro futuro. Non siamo amanti delle soluzioni calate dall’alto. Ci sediamo con ogni cliente per ascoltare i suoi problemi e bisogni e per realizzare delle soluzioni su misura per lui/lei. In questo senso gli diamo la libertà di decidere della sua vita, del suo futuro… “Design your future” vuole esprimere tutto questo.
Una volta creato il logo e la tagline bisogna rendere coerente tutta la comunicazione interna ed esterna. Per questo abbiamo realizzato i biglietti da visita con il logo in rilievo, le cartelle, i quaderni e la carta intestata per le comunicazioni ufficiali. La cosa che ha fatto entusiasmare di più i nostri ragazzi erano però le polo e le tazze personalizzate con il nome di ognuno.

In questi anni la comunicazione sui social non era molto curata a causa di un grande carico di lavoro e mancanza di figure specializzate in comunicazione e marketing. Infatti non basta la buona volontà di “pubblicare qualcosa ogni tanto”, ci vuole un piano editoriale che va realizzato con impegno e costanza. Non per caso in tante aziende appare la figura di “Social Media Manager” che gestisce tutta la comunicazione sui social. Nella mondo B2B i social possono sembrare meno importanti rispetto al B2C. In realtà, negli ultimi tempi queste differenze si stanno attenuando e anche le aziende che operano nel B2B devono essere più social. E’ un ottimo modo per farsi notare e trasmettere coerenza nella comunicazione dei valori più che prodotti o servizi. Per questo abbiamo aperto e aggiornato i nostri canali social: Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e LinkedIn.
La comunicazione sui social, oltre a generare dei sentimenti positivi e trasmettere meglio i valori aziendali, mira a portare il traffico sul sito web. Questo comporta la realizzazione un sito web responsive attraente e di facile navigazione. Anche qui abbiamo deciso di rinnovare il nostro sito per comunicare meglio i nostri valori e servizi e invogliare i potenziali clienti a contattarci. I colori e le grafiche obbligatoriamente in linea con la nuova brand identity. Abbiamo inserito anche numerosi video, oltre alla descrizione dei nostri servizi di sviluppo e marketing e delle principali aree in cui operiamo.

Affinché un sito riceva traffico deve essere realizzato in ottica SEO. Uno dei modi migliori per indicizzare bene un sito e posizionarlo in alto nella SERP di Google è la realizzazione di contenuti originali e di qualità. Per questo abbiamo deciso di arricchire il nostro nuovo sito di un blog con contenuti interessanti per i nostri potenziali interlocutori del mondo B2B attraverso un blog con 4 rubriche:

Come abbiamo detto all’inizio, la nuova brand identity è il punto di partenza e non di arrivo nella costruzione di una strategia di marketing completa ed efficace. Ci vuole costanza e creatività per comunicare sempre meglio l’identità aziendale e raggiungere un posizionamento ben preciso nella mente del potenziale cliente. Senza dimenticare di realizzare sempre meglio la “brand promise” ossia la promessa che gli diamo attraverso il nostro brand. E voi come comunicate la vostra brand identity?