Prima di tutto occorre chiarire la differenza tra ciò che non è etico e ciò che non è legale. Il rispetto delle leggi di Stato in cui si opera è un semplice presupposto per operarvi e non rappresenta nulla di straordinario. Per introdurre il concetto di etica nel business dobbiamo rispondere alla domanda: qual è il ruolo dell’impresa? Di fronte a questa domanda un imprenditore può scegliere fondamentalmente una delle risposte: pura massimizzazione della produzione attuale di valore, oppure remunerazione del capitale investito proseguendo anche un’insieme di interessi di stakeholders, ossia di clienti, dipendenti, fornitori e membri del territorio. Solo quest’ultima risposta, che mette al centro le persone, ci permette di parlare di un’impresa etica, chiamata anche sostenibile.
Detta così sembra molto semplice: mettiamo da parte il fatturato e andiamo a migliorare il mondo. In realtà le due cose sono molto collegate in quanto il comportamento etico non serve per apparire né per fare la beneficenza, ma sta alla base del successo aziendale.
L’etica nel business si traduce nell’Etica dell’Eccellenza i cui valori e principi hanno applicazioni non solo nel lavoro, ma anche nella vita privata. Frequentando da anni OSM, la società di consulenza aziendale che ci ha aiutato a crescere, abbiamo appreso e personalizzato i tre valori dell’Etica dell’Eccellenza, evidenziati e approfonditi da Paolo Ruggeri:
Il primo e il più importante valore del comportamento etico, nonostante sia di ispirazione cristiana, è un principio universale, un modo in cui ognuno di noi vorrebbe essere trattato: come un essere umano degno di rispetto e attenzione. Tutti abbiamo molto chiaro in mente il modo in cui vogliamo essere trattati – è ora che anche noi trattiamo così gli altri. Questo vale sia nella vita personale che in quella professionale, a casa come al lavoro, con la propria moglie come con il proprio cliente.

Se mi accorgo che qualcuno non mi tratta come vorrei ho due opzioni: cadere nel vittimismo e rispondere allo stesso modo oppure chiedermi “cosa posso fare per migliorare questa relazione?” Quest’ultima scelta richiede l’atteggiamento di “causatività”, cioè la capacità di assumere le proprie responsabilità nella vita e nelle relazioni con gli altri nutrendo fiducia di poter sempre migliorare la situazione o almeno il proprio modo di viverla.
Il secondo valore dell’etica dell’eccellenza ha le radici altrettanto antiche e profonde in ognuno di noi: rispettare la parola data e gli accordi presi. Gli accordi possono essere espliciti, per esempio un contratto di sviluppo di software, oppure impliciti come la disponibilità e la flessibilità nel caso ci siano delle modifiche da fare. L’etica nel business richiede di saper “dare oltre” senza chiedere il ricambio, condividendo, per esempio altri contatti e creando altre opportunità per vincere.
Lavorando in questi anni con vari imprenditori ci siamo accorti che non tutti ragionano così. A volte anche dietro un semplice passaparola si può nascondere una fattura e una pretesa di guadagno. Difficile immaginare delle relazioni lungimiranti con chi guarda solo il proprio interesse e fa scattare il gettone per ogni favore che ci concede. In questo la nostra filosofia è molto diversa e sposa i valori del business etico e relazionale.
Il terzo principio dell’etica dell’eccellenza è quello dell’abilità. Tale principio si basa sul fatto che ognuno di noi possiede dentro di sé i mezzi e le risorse per eccellere e dare grandi risultati. Ognuno di noi ha le capacità di analisi e di gestione per affrontare e risolvere le cause dei problemi invece di ridurre semplicemente i loro effetti. Questa verità ci pone sempre davanti ad un bivio: scegliere la via dell’abilità o dell’inabilità? La seconda scelta implica l’affermazione della propria incapacità di fare meglio, una rassegnazione a cui bisogna trovare delle giustificazioni.
Nell’ambito di sviluppo scegliere la via dell’abilità significa per esempio utilizzare delle metodologie che permettono di scrivere il codice sorgente standardizzato e quindi interpretabile anche da chi non ha scritto il codice.

Basta guardarsi attorno per vedere che le persone hanno idee sbagliate riguardo all’etica nel business. Quest’ultima infatti spesso viene vista come un aspetto che rende debole un imprenditore e la sua impresa. In realtà è proprio il contrario. Siccome l’etica e l’eccellenza fanno parte del cuore di ogni persona, della sua “coscienza”, avere un comportamento etico contribuisce alla crescita dell’autostima e sicurezza personale, e quindi al successo.
Al contrario fare delle azioni non etiche, anche se poi non vengono scoperte, ha una serie di conseguenze negative per l’individuo. Tra queste possiamo elencare: l’aumento dello stress, minore capacità di influenzare gli altri, un’alterata percezione dell’ambiente e delle persone e nell’insieme una minore efficacia personale. E’ chiaro che ogni azienda è composta dalle persone che per fare bene il loro lavoro devono essere motivate, attente, efficaci e avere delle sane relazioni. Purtroppo, come fa notare Paolo Ruggeri, “dopo che l’individuo perde il senso dell’etica, dopo che l’individuo trasgredisce ai valori interni che lo caratterizzano, non importa quante giustificazioni possa darsi, la sua produttività cala.”
Appare chiaro ora l’intimo legame che c’è tra i valori etici e il successo dell’impresa. Per avere dei risultati ottimali nel business, come anche in altre aree di vita (visto che sono tutte collegate), bisogna smettere di incolpare gli altri, la società, il mondo. Bisogna smettere di cercare i difetti delle persone per giustificare i propri e diventare promotori dei valori etici, dando l’esempio con la propria vita. Come afferma il fondatore di OSM,
“L’individuo che sceglie un comportamento etico, che mantiene la propria integrità personale, che si sforza di vivere nella verità, a lungo termine è quello che vince la corsa.”

Paolo A. Ruggeri, L’etica dell’eccellenza. Come la condotta etica determina il successo nella vita, Engage, 2016.